L’improbabile Carlo

Carlo e Camilla il giorno delle loro nozze a Windsor il 9 aprile 2005

Proprio vero che non si finisce mai di conoscere una persona. Prendiamo il principe Carlo, ad esempio. L’avevo visto al suo (secondo) matrimonio sfilare per le strade di Windsor accanto a Camilla diretto al municipio per farla per sempre sua. Compassatissimo nella sua felicità era quello che tutti noi cronisti rotti ai peggio gossip su di lui ci immaginavamo fosse. E non importa che il giorno dopo tutti i giornali avrebbero titolato che i sudditi preferivano il figlio William al suo posto sul trono. Il principe ereditario aveva finalmente la donna che amava al suo fianco e dopo le intercettazioni telefoniche scabrose con lei rese terribilmente pubbliche ( “Vorrei essere il tuo Tampax”) nessuno, men che meno lui, sembrava suscettibile di un qualche possibile turbamento.

Ecco che ora una nuova biografia aggiunge ancora dettagli a questa personalità particolare.  Appena pubblicato da Penguin Random House, “The Passions and Paradoxes of an improbable Life ( passioni e paradossi di una vita improbabile) è stato scritto da Sally Bedell Smith, americana ma con il diritto di accesso a cortigiani, familiari e amici del principe. 300 Interviste in tutto per quattro anni di lavoro. E le chicche saltate fuori non sono poche.

A partire dalla notizia che Carlo si è sottoposto a 14 anni di analisi per reggere alle crisi emotive della prima moglie Diana. E ancora, che nel periodo tra la fine del matrimonio e l’ufficializzazione con Camilla accanto a lui ci sarebbe stata  Susan Eileen Townsend, allora consulente per la sua linea di prodotti “Duchy Originals”.  Rivelazioni di cui hanno parlato molti media britannici ma anche notizie curiose passate un po’ in cavalleria.

Se è nota la passione di Carlo per il giardinaggio non si sapeva, ad esempio, che guidato da Mollie Salisbury, la blasonatissima moglie del sesto conte omonimo, Carlo avrebbe ceduto a qualche “eccentrico eccesso” nel tentativo di rendere Highgrove House un vero e proprio Eden. Non solo infatti avrebbe ammesso di parlare con le sue piante, ma anche che le stesse gli rispondevano: i suoi frutti e le sue verdure sarebbero stati tanto grandi proprio perché istruiti a dovere a crescere più della media.  

Sempre dalla biografia si scopre  che il real nonno riusci’ a perdersi la festa per il primo compleanno del nipote George alla presenza della regina e di tutti i Middleton perché impegnato in una visita al santuario degli scoiattoli rossi in Scozia.  E così pure per il secondo compleanno ( non è noto l’impegno che l’ha trattenuto).

Ma ciò che mi ha colpito più di tutto è una notizia davvero minima.  Si legge che quando Carlo aveva otto anni fu invitato a visitare la proprietà dei Mountbatten per un pranzo formale. A tutti gli invitati furono servite delle fragole selvatiche. Lui iniziò metodicamente a staccare il picciolo da ogni fragola  per poi mangiarla.  A un certo punto lo zio Lord Mountbatten gli disse; “Non fare così, devi tenere le fragole per il picciolo e poi intingerle nello zucchero”. A quel punto il povero Charles cominciò, sempre metodicamente,  a cercare di riattaccare i piccioli alle fragole.  

Ecco, il bambino mortificato che cerca di riattaccare i gambi alle fragole è un’immagine che forse spiega, come quella di Rosebud in “Quarto Potere”, il percorso di questo eterno principe che per tutta la vita ha cercato di ottenere un po’ di approvazione e che poi, a un certo punto, ha iniziato a sorridere. Alle piante, a Camilla, a quei sudditi che lo aspettavano fuori dal municipio di Windsor in quella gelida giornata di primavera. Carlo finalmente come Rhett Butler, in grado di dire a mamma, zio e regno intero: io francamente me ne infischio!

 

 

 

 

 

  

 

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