Lunga vita alla regina

Il “Birthday Party” per la Regina a Villa Necchi Campiglio, Milano

Il discorso dell’ambasciatore britannico in Italia Jill Morris e del console britannico a Milano Tim Flear

Quando si dice un genetliaco “regale”. La regina Elisabetta celebra, nell’ordine, il compleanno naturale, il 21 aprile,  il compleanno ufficiale, il “Trooping the Colour”, un variabile giorno di giugno, mese metereologicamente propizio alle parate e ai voli acrobatici e pure molti altri compleanni in varie parti del mondo. Occasioni meno note delle altre ma in cui si brinda a lungo. Solo in Italia, quest’anno, si festeggia 5 volte: a Palermo, Napoli, Roma ( solo qui 2000 persone), Milano e Firenze. 5 party  organizzati dal corpo diplomatico e in particolare dall’ambasciata, guidata da una spumeggiante Jill Morris. In questi tempi difficili più che per l’indentità, per il posizionamento politico e economico, Elisabetta seconda rimane davvero un caposaldo, per sudditi e non. In queste serate  non c’è infatti nulla di lezioso o antiquato, quel british style facilmente identificato con scones e cappellini. Anzi.

A Milano la festa è stata a Villa Necchi Campiglio: design, eleganza decontractée e brindisi of course. Dal Pimm’s, aperitivo tipicamente inglese, all’italianissimo e tremendamente alla moda oltre manica, prosecco. Molte promesse, nel discorso dell’ambasciatrice, su collaborazione e futuri progetti e anche un pò di emozione, negli occhi del console uscente, Tim Flear.

Le torte di compleanno in onore della regina

E soprattutto tanta simpatia da parte dei milanesi, come me, chiamati ad assistere all’inno inglese cercando di essere almeno un pò solenni. Bello, devo dire, in piena via Mozart,  brindare alla real vecchietta. Tra i capricci di Meghan, le gaffes di Trump e le urla di Boris Johnson, rimane il simbolo di una certa compostezza. Un protocollo in gonnella capace di infischiarsene se qualcuno le allunga una manona cicciotta e Yankee ( ho scoperto di recente, ad esempio, che con un alto prelato del Vaticano ci sono dei rituali da far impallidire tutta Buckingham Palace). E davvero vien quasi da condividere le parole dell’inno. God Save the Queen e tutto quello che rappresenta dentro e fuori dal Regno, unito e non. 

 

Carlo ci prova (a fare il re)

Il principe Carlo e il presidente americano Donald Trump al ricevimento all’ambasciata americana a Londra

Forse finalmente ci siamo. Dopo 66 anni di regno materno appena compiuti, re Carlo vede la luce. E purtroppo lo fa nel più beffardo dei modi, trangugiando bistecca e patatine al fianco del detestato Trump. Ma non può esimersi, non più. L’anno scorso il principe di Galles aveva amabilmente schivato la visita “di lavoro” del presidente americano insieme ai suoi figli. Tutti con una buona scusa per non incontrare il paladino di tutto ciò che i Windsor detestano, dal volgare spirito yankee alla questioncella dei cambiamenti climatici che secondo “the Donald” non esisterebbero. Oggi che Carlo è sempre più sovrano “in pectore”, non solo gli è toccato ricevere presidente e first lady mentre scendevano  dall’elicottero nel lovely english garden di Buckingham Palace come un Tom Cruise e una sgallettata qualunque. Ma li ha pure dovuti ospitare per il tè a Clarence house. E, non ultimo, sopportare mentre sbafavano la versione raffinata di bistecca e patatine generosamente innaffiate, dopo il brindisi di prammatica a base di champagne, dalla coca cola durante la cena organizzata all‘ambasciata Usa. Non solo quindi ha fatto gli onori di casa ma pure ha sostituito mammà in quei doverosi doveri a cui finora era riuscito a sottrarsi. Segno che l’eterno principe ereditario si sta preparando a fare il re. Meglio tardi che mai. Si potrebbe dire. Ma qualcuno è pronto a scommettere che forse avrebbe preferito mai. Almeno secondo quando racconta la tenerissima foto della Royal collection che la casa reale ha diffuso per festeggiare l’anniversario dell’incoronazione della regina, il 2 giugno del 1953. Pubblicata sull‘express, di cui sotto il link, si vede un bimbo di 4 anni con l’aria tra l’annoiato e il disperato, stretto tra la nonna eroina e la zia decadente.

 https://www.express.co.uk/news/royal/1136381/royal-news-prince-charles-queen-elizabeth-II-coronation-pictures

Laggiù la mamma diventava regina, e si perdeva per sempre sotto il peso  della corona. Da allora il piccolo Carlo è stato addestrato per una vita da principe ereditario, la vita più lunga della storia. Invano ha cercato di accorciare il tempi creando non poche extrasistole alla madre, tra divorzi, amanti e scandali reali. Da ultimo quel sostegno alla sposa americana dello scapestrato Harry. Segno si di una ragione di stato ma forse anche del cuore a cui il surgelato Carlo sembra ogni tanto cedere. Innegabile che abbia un debole per gli outsider come Meghan e come Harry. Innegabile che quel debole lo tenga per sè, lontano dall’essere un padre e un nonno accudente, foto a parte in cui si fa pizzicare dai piccoli Cambridges. Dal padre ha ereditato l’arte delle gaffes e la rigidità. Ma da qualcun altro una sensibilità poco comune e forse poco apprezzata. Difficile immaginarlo a colloquio con il probabile futuro premier Boris Johnson. Ma se con l’ex allievo di Eton potrebbe almeno condividere i gusti e l’educazione, ancor più difficile deve essere stato stare al gioco con Trump e Melania. Eppure è solo l’inizio. Se il cuore di Elisabetta nonostante tutto ha tenuto, l’età comunque avanza. Oggi, al 75 esimo anniversario del D-Day, la sovrana ha confessato di aver pensato che il 60esimo anniversario dello sbarco sarebbe stato il suo ultimo. Invece “Le generazioni che hanno fatto la guerra” ha detto “sono resistenti” . Ma come per il principe Filippo, anche per lei  si può immaginare una futura, imminente pensione. Di conseguenza per Carlo l’ascesa a quel trono che è stato il miraggio di una vita passata ad aspettare è vicina. Già curvo, lo sguardo ironico che l’età ha dipinto su quegli occhi di bambino annoiato, ora gli tocca di tutto, persino la (rumorosa) digestione a tutto gas di Trump.  

Master Archie Harrison etc. etc.

La foto del piccolo Harrison Degiorgio Lewis insieme al principe Harry ( fonte Daily Mail) 

Bene, è nato. Il popolo britannico, sorvolando su gaffes, scivoloni, scuse e possibili menzogne dell’adorata famiglia reale che ama e mantiene, sembra ora in febbrile attesa del battesimo. Certo, perchè se i ritardi, i misteri e i gustosi retroscena di questa strana nascita iniziata con un invisibile ingresso attraverso un tunnel sotterraneo al “Portland Hospital” e approdata a una manciata di adorabili piedini con sfondo non ti scordar di me, sembrano superati, sono ancora in tanti a cercare di metabolizzare lo strano nome del “Black Prince”. A prescindere dalle tante teorie che lo vogliono scelto per commemorare un amatissimo gatto scomparso, oppure in onore di un lontano antenato di Lady Diana, oppure in virtù del suo significato “coraggioso” che avrebbe sedotto la giovane coppia reale, sappiamo che in barba agli scommettitori che lo davano 150 a uno, qualcuno ha vinto. Una tenera nonnina che ha puntato 120 sterline sull’imprevedibile nome solo e soltanto perchè il nipote, chiamato appunto Archie, è nato lo stesso giorno del figlio di Meghan, accaparrandosi così una vincita di 18 mila sterline e rotti. Tra l’altro Archie non sarebbe poi così inconsueto. Pare che nel 2017 sia stato il 18esimo nome più scelto per i bambini British. Certo non è così per Harrison, il secondo nome, gettonato, al contrario, in America ma quasi ignorato dalla nostra parte dell’oceano. Anche qui c’è una storia, diffusa in questi giorni dal daily mail. Si chiama Harrison infatti un bambino di 8 anni, un piccolo fans reale che Harry avrebbe incontrato due volte, una volta nel 2016 e una nel 2017  in occasione delle cerimonie di commemorazione dei caduti di guerra a Westminster. Il ragazzino è infatti il nipote di un soldato morto in Afghanistan nel 2008. Tra i due sarebbe nata una speciale amicizia dovuta alla particolare sensibilità di Harry verso i combattenti nel paese dove lui stesso ha prestato servizio, ma anche, secondo il ragazzino, perchè entrambi compiono gli anni il 15 settembre. Così al momento di cercare un nome per il suo piccolo, il principe avrebbe pensato al suo giovane amico. Ovviamente così narra la leggenda, o meglio, racconta il bambino, felice di finire sulle pagine dei tabloid. Che poi Meghan e Harry si siano svegliati un mattino e abbiano scelto solo secondo l’umore del momento, o magari un’inaspettata passione per Candy Candy ( Archie era il fidanzatino di Annie) o Indiana Jones, questo non è dato sapere. 

 

Insuperabile “Driving Queen”

Dopo piu’ di 70 anni, Lilibet smette di guidare? Sarà mica per quella questioncella dell’età, la stessa che avrebbe portato l’onorevole consorte a schiantarsi (e pure a uscirne legalmente indenne)? Una precauzione, come scrivono i giornali, dovuta proprio a evitare incidenti simili? Certo che no. Le insistenti voci di un ritiro dalla guida della regina Elisabetta non sarebbero ancora state confermate da Buckingham Palace, anzi, il portavoce si sarebbe proprio rifiutato di rispondere. Stando poi al Telegraph la decisione sembrerebbe ancora molto lontana. Dopotutto la guida, meglio se di una Land rover, un Range rover o una Bentley, beata lei, è una vera passione per la sovrana, unica britannica autorizzata a circolare senza patente e senza aver mai seguito il corso per averla. La ragione, elementare, è che le patenti nel Regno Unito sono rilasciate in nome della stessa Elisabetta II, così come i passaporti ( da cui è ugualmente dispensata) e quindi sarebbe quanto meno ridicolo cercare di ottenere un permesso da chi lo rilascia. Che sappia guidare, poi, è noto visto che a 18 anni per il servizio di ausiliaria durante la seconda guerra mondiale aveva seguito un corso da autista e meccanico . Spesso la regina si avvale di un driver, d’obbligo durante gli eventi ufficiali,  ma è comune vederla circolare amabilmente tra Balmoral e Sandringham (mica posti per tutti, dopotutto) nel totale anonimato (che la lussuosa auto permette) e senza importunare nessuno. Certo, qualche guaio lo ha avuto anche lei.

Nei Cotswolds, quest’estate, mi hanno raccontato che in una certa locanda c’è una stanza a lei intitolata dopo che un guasto improvviso alla macchina ( ce la vediamo, foulard in testa, cofano aperto a lanciare improperi sul motore? ) l’ha obbligata a una sosta notturna imprevista. Fortuna dei locandieri ( la camera naturalmente ha ora un costo diverso) e pure degli abitanti della zona che hanno potuto assistere alla gustosa scenetta. E poi c’è stata la vicenda “Araba”. Era il 1998 e un’arzilla 72enne riceveva nel castello scozzese di Balmoral il re saudita  Abdullah.  Al momento di doversi spostare per la vasta tenuta il monarca era stato fatto accomodare accanto al posto di guida. L’interprete dietro e la regina, a sorpresa, al volante. A quei tempi in Arabia alle donne non era era consentito guidare, ricorda l’allora ambasciatore britannico Sherard Cowper-Coles. Così al fisiologico nervosismo per l’atto sovversivo al povero sovrano saudita si era aggiunta anche un’altrettanto fisiologica fifa nel vedere la regina parlare in continuazione senza, apparentemente, badare alla strada sterrata percorsa a tutta birra dalla sua Range Rover. Inutilmente fu implorata dall’interprete di rallentare. Pare che la spiritosa Elisabetta ci avesse preso gusto. E così, a quasi 93 anni ( li compirà il 21 aprile)  pensarla troppo vecchia per guidare sulle strade pubbliche sfogandosi avanti e indietro sul vialone privato del castello di Windsor è difficile. E allora, ancora una volta, lunga vita alla regina, anzi, per dirla con gli Abba, all’insuperabile, in tutti i sensi, “Driving queen”

 

 

Romanzo russo

Elizaveta Peskova, figlia del portavoce di Putin, Peskov

Il senso dei russi per il segreto. Un dato di fatto che negli anni ha superato muri e disgeli coinvolgendo pure i paesi che in quella cortina di ferro e di fumo erano dalla loro parte del mondo. Una mania che nell’era social sembra davvero fuori luogo eppure. Ecco che su tutti i giornali ci si scandalizza alla scoperta che la bellissima Elizaveta Peskova, figlia di Dmitry Peskov, portavoce di Putin dal 2012 è una stagista al parlamento europeo. 21 anni, un profilo più che moderno con i suoi oltre 84mila followers su Instagram ma al contempo tradizionalmente raccomandata, non disdegna le entrature importanti senza curarsi troppo delle conseguenze. Quando, due anni fa, a 19 anni, fece il suo debutto “in pubblico” a Sebastopoli pare si sia sfacciatamente profusa in una serie di impareggiabili gaffes nella volontà di dare consigli di marketing strategy alla platea. E oggi, in perfetta sintonia con le premesse, si scopre stagista nello staff del deputato francese Chauprade. Inutile che lo stesso si affretti ad assicurare che gli affari russi rimarranno a lei preclusi. C’è da scommettere che la sua attività rimarrà comunque “off limits”  così come passata nell’ombra è stata finora la sua presenza in un luogo tanto strategico.  Ma il proverbiale riserbo slavo non finisce qui.

Maria, primogenita del presidente russo Vladimir Putin (affairpost.com)

Ha fatto parimenti parlare l’incredibile uscita “pubblica” di una delle figlie di Putin ( di quelle conosciute, dovremmo dire, dato il livello di privacy). Trattasi infatti di Ekaterina Tikhonova, protagonista di un’intervista squisitamente scientifica sotto rigoroso cognome di copertura, quello della nonna. La ragione “segreta” dell’outing della neuroscienziata era forse quella di dare al popolo russo la confortante sensazione che ad occuparsi di lui non solo sia il buon padre Vladimir ma la famiglia tutta, opportunamente collocata in settori strategici, da quello scientifico a quello politico e medico. Non dimentichiamo che l’altra pupilla di papà, la primogenita, é Maria Vorontsova , endocrinologa.  Entrambe hanno iniziato come due ragazze quasi normali, frequentando la scuola tedesca di Mosca. Poi, ancora prima che Putin diventasse presidente sono state “Ritirate” a studi privati e cognomi nuovi di zecca. Tutto per ragioni di privacy o securitate come direbbero nella vicina Romania. Nessun dettaglio sul divorzio di Ekaterina da Kirill Shamalov, figlio di un amico intimo di Putin, diventato mega manager di un importante polo petrolchimico e poi degradato insieme al matrimonio fallito per colpa, pare, di un fatale tradimento. Neppure dello stesso divorzio di Putin dalla moglie Lyudmila. Anche lei per lo più scomparsa dalla scena pubblica dopo l’insediamento del marito al Cremlino e liquidata dallo stesso con poche parole sul divorzio e i successivi presunti buoni rapporti. A quanto si sa, Lyudmila, una ex hostess conosciuta ai tempi dell’università, si sarebbe risposata. Putin invece rimane nel mistero, o forse nel segreto di pulcinella. “Amo e sono ricambiato” ha confessato durante una delle annuali sessioni di risposte alle domande degli elettori. La donna in questione è l’ex campionessa olimpica di ginnastica Alina Kabayeva, di trentun anni più giovane. Con la Kabayeva Putin avrebbe avuto due figli, un maschio e una femmina. Ma qui il condizionale è d’obbligo. Che la compagna del presidente sia lei me lo ha invece confermato un anno fa la moglie di un medico russo. Era stato durante una cena tra amici in un rifugio montano proprio nel periodo delle elezioni presidenziali. Io me ne ero uscita bellamente con una serie di domande sul presidente. Le risposte stringate del dottore, meno propenso alle chiacchiere della moglie, pensavo fossero dovute al suo inglese. In realtà, scoprii dopo, che medico lo era si, ma proprio di Putin. E in quanto tale tenuto ancora una volta a una certa privacy. Ricordo solo che tra le ragioni della rielezione che mi spiego’ stavolta in un inglese molto fluent, c’era il fatto che il presidente era amato perchè, secondo lui,  garantiva al popolo la protezione che nessun altro poteva dare. Protezione In senso politico e militare, contro Ucraina, Cecenia e terroristi vari. Il concetto era chiaro. Così, con un sottofondo alla Michele Strogoff ( che non c’entra con il filetto alla Stroganoff) siamo tutti infine scesi in slitta dalla montagna, un pò più infreddoliti del previsto. 

 

 

 

 

 

 

Figli di un re minore

Stefano Ercole Casiraghi e George di Cambridge in braccio ai rispettivi padri coronati

In attesa del royal baby di Meghan e di una conferma della gravidanza di Eugenia di York, mi sono imbattuta in una serie di “Piccoli principi” di cui si parla meno. E non mi riferisco a Stefano, figlio di Pierre Casiraghi e Beatrice Borromeo, che da quando è apparso in tutto il suo splendore dal balcone monegasco ha messo in serio pericolo il podio dei piccoli Windsor.

Il piccolo Oscar di Svezia (Splash News/ABACA – Compte Instagram de la Cour de Suède/Kungl. Hovstatern)

Penso piuttosto alle testoline coronate che forse non faranno mai parlare perchè già sottomesse ai diktat di corte, oppure troppo normali. Ma che a guardarle fanno tenerezza. E così ecco Oscar, 3 anni a marzo, figlio di Vittoria di Svezia. Al posto della corona, sulla testa ha un caschetto. E’ infatti in una caserma dei vigili del fuoco della periferia di Stoccolma insieme al suo papà. E poi eccolo ancora ai mondiali di sci alpino, con la sorella maggiore Estelle che vediamo incantarsi per un finto pupazzo di neve. Bambini troppo normali forse, e forse per fortuna. 

Ha già il capo chino invece la piccola Lalla Khadja,  figlia del re del Marocco, Mohmmed VI. Eccola, il 13 febbraio, seguire il papà e il fratello maggiore erede al trono, Moulay, nel corteo di accoglienza dei sovrani di Spagna. Qualche tempo prima aveva avuto il suo momento di gloria posando per la copertina del giornale “Femmes du Maroc”. Ovviamente la ragazzina, che il 28 febbraio compirà 12 anni, era in abiti tradizionali.

Chissà se seguirà le orme di Rania di Giordania o quelle defilate della madre. Intanto fa un pò tristezza vederla al seguito della regina borghese Letizia, madre di due ragazzine di ben diverso piglio e futuro (Leonor sarà infatti regina).  Ed ecco infine tre principesse che di lezioso non hanno davvero niente.

Le principesse dei Paesi Bassi Alessia, Arianna e Amalia ( www.purepeople.com)

Certo, meno carine delle spagnole, sempre pettinatissime, meno influencer di Charlotte, i loro vestiti non vanno a ruba, ma anche loro, Amalia, Arianna e Alexia, che solo a dirne i nomi viene il mal di testa, sembrano incredibilmente normali: paffute, annoiate, con il naso che pizzica. Destinate alle copertine dei giornali di Fiandre, Olanda e poco più. Altro che baby Sparkle!. In fondo, diceva Oscar Wilde, per far felice un  principe può bastare l’amicizia di una rondine. 

Meghan e l’ “Avocadogate”

La foto del tè offerto da Meghan Markle a un ex collaboratore

“La donna che sussurrava ai toasts all’avocado”. Ecco questo di Meghan non si era ancora detto. Il copywright della sorprendente definizione è di Daniel Martin, autore della foto che  pubblichiamo da Instagram. Trattasi di un noto make up artist ed ex collaboratore di Meghan ai tempi di “The Tig” il blog dell’allora duchessa in potenza. Succede che questo week end “l’artista” venga invitato dalla moglie di Harry per un tè. Impossibile resistere alla tentazione di postare immediatamente la foto della merenda. Ed ecco che i toasts all’avocado della duchessa fanno il giro del mondo. Ignorati i dolcetti a lato, la polpa verde schiacciata sul pane diventa protagonista assoluta dei gossip, vero, nuovo frutto del peccato.  Martin assurge all’empireo della fama, la descrizione dell’ “High tea” servito su piattini d’argento lo rende invidiatissimo da tutti gli americani. Ma su di lei si abbatte la folgore della divina condanna. Un avocado con il tè? ma come, niente deliziosi sandwiches ai cetrioli e scones? E la tradizione britannica la mettiamo sotto i piedi calzati Manolo? Non basta: ieri Meghan viene crocifissa sulle pagine del Daily Mail. Colpevole di incrementare un commercio crudele. Non parliamo solo dell’inimmaginabile dispendio di carburante per fare arrivare i frutti tropicali in Inghilterra, un gravissimo errore per un’ambientalista come lei, ma pare che l’oro verde, così viene chiamato, sia legato ad abusi sociali, violazione dei diritti umani e quant’altro. Soprattutto in Messico dove il business, in mano a un famigerato cartello, è tanto florido quanto, pare, devastante sul fronte sociale e ambientale. Praticamente Meghan contribuisce, secondo il serissimo e documentatissimo articolo del giornale inglese, a finanziare una mafiosa catastrofe. Non mi è simpatica Meghan, soprattutto da quando mi sono vista tutte la serie di Suits” e tendo a confonderla con la gatta morta Rachel a cui dà il volto ( stranamente affinato tra la prima e la quinta serie) e le movenze. Ma questo forse è un po’ troppo. Dopo essere stata universalmente incensata ora si trova al centro di un milione di critiche ( qualcuno parlava di polveri e altari ma il personaggio era di altro calibro). Al punto che perfino la str…numero uno al mondo, Anna Wintour, ora si schiera con lei. La terribile direttrice di Vogue America capace di trascinare la regina a una sfilata, spende parole di simpatia e comprensione. Segno che l’insopportabile, povera Meghan forse va lasciata in pace, almeno per qualche mese. Poi ci penseranno i pargoli, uno, due tre. Chissà.

Fine di un idillio: ecco perchè

Thomas Markle, padre di Meghan, in diretta questa mattina a “Good Morning Britain”

Il padre di Meghan, Thomas Markle si sfoga con la tv inglese: a “Good Morning Britain” racconta che ogni giorno manda a sua figlia un messaggino a cui lei non risponde e confessa di sperare che dopo sei mesi di silenzio stampa Meghan si faccia viva. E lo fa, ovviamente, via stampa. Insomma non è la famiglia perfetta, è evidente. Ma nemmeno quella dello sposo lo è. E di certo la festività in arrivo mostrerà il lato patinato di una bomba in procinto di esplodere. Una bomba la cui miccia è stata accesa molto prima di quando si pensasse. I blogger reali, gli inviati e i commentatori specializzati lo dicono da mesi tra le righe, righe che ho messo insieme per cercare di tracciare come e quando la Cenerentola più amata del regno ha iniziato ad assomigliare a una sorellastra. Continua a leggere

Natale nel palazzo degli orrori

Foto ufficiale del fidanzamento di Harry e Meghan

Proprio un anno fa andava in scena l’idillio reale, quel fidanzamento ufficiale immortalato tra le siepi di Frogmore House che aveva fatto sognare i britannici. Oggi, che Harry e Meghan sono sposi festeggiati proprio in quei giardini e prossimamente genitori reali qualcosa è cambiato. E non solo perchè negli stessi cottage di Windsor i coniugi stanno per traslocare. Il clima è infatti freddino, la corrente del Golfo non basta a scaldare il Regno Unito, gelato dall’imminente Brexit e i sudditi, già impauriti per il loro futuro, fanno in fretta a fare i conti in tasca ai reali. Così l’ennesimo trasloco peserà ulteriormente ai contribuenti. Se si considera che i lavori per la ristrutturazione dell’appartamento di Kensington Palace di William e Kate sono costati agli inglesi oltre quattro milioni di sterline, immaginiamo che quelli per adattare gli appartamenti di Windsor dove alloggiavano i cuochi junior e le loro famiglie alle esigenze della pretenziosissima Meghan  saranno almeno altrettanto onerosi. Senza contare il costo della scorta per i trasferimento da e per Londra di Harry e Meghan. Non esattamente una prospettiva opportuna di questi tempi. La cartina di tornasole del clima non proprio festoso che aleggia non solo intorno ma pure tra gli stessi reali sarà proprio il Natale, quella gioiosa occasione che impegna la famiglia intera per ben tre giorni di prussiano protocollo.

Lo scorso Natale a Sandringham

La principessa senza regole, che proprio per questo sta facendo infuriare la ligia Kate e pure la Regina, oggi non solo esibisce una fede al dito ma pure i pieni poteri concessi non tanto dalla gravidanza ma dalla sudditanza dello sposo. Quindi si può ben immaginare qualche strappo alle regole della felice festa conviviale con qualche conseguente problemino di digestione.  Trapelano infatti in queste ore spaventosi diktat. Ad esempio per la distribuzione e l’apertura dei pacchi sotto la rigida supervisione del venerando principe Filippo.  Non proprio la scena dei bambini che si gettano sotto l’albero e stracciano i pacchi a cui si presume Meghan aggiungerà un ulteriore personale tocco trasgressivo. Commovente. Almeno per i nervi di Kate già provati per la possibile presenza della mamma della cognata e della solita assenza dei suoi, mai ammessi a Sandringham.  In attesa del nuovo anno, del nuovo royal baby e dei nuovi gossip. Almeno quelli, a corte, non mancano mai. 

Il compleanno del (futuro) re

Domani, 14 novembre, il principe Carlo compie 70 anni. E’ stato il principe ereditario più paziente del mondo e giovedì, scommettono i bookmakers, sarà finalmente nominato principe reggente. In pratica re senza l’ufficialità visto che la regina pare voglia rimanere tale fino alla morte o, almeno, a un’invalidità incompatibile con il ruolo. E quindi da domani Carlo potrebbe regnare, pardon, reggere il regno in attesa di diventare formalmente Giorgio VII, nome scelto in onore del nonno e forse anche della superstizione che vuole i re Carlo finiti maluccio. “Non ho intenzione di immischiarmi negli affari di governo” ha detto pochi giorni fa nel suo primo discorso da quasi re. Anche se negli affari del mondo si è per fortuna a lungo immischiato, soprattutto quando si è tratttato di tutelarne il clima. In queste ore saranno stampate migliaia di pagine per ricordarne le tappe note e ignote, dalla giovinezza nel college senza finestre al dolore per la perdita di zio Mountbatten o quello per la rottura con Camilla Shand, in procinto di diventare Parker Bowles. Noi diciamo solo che di certo sono tanti quelli che detestano questo principe che per primo, tra i membri della casa reale, si è laureato. Ma sono ben di più quelli che lo amano (soprattutto dopo il beau geste di accompagnare Meghan all’altare). E domani al party che la regina darà a Buckingham Palace sfilaranno tante teste coronate quante a un matrimonio di stato. Ma a nonno Galles, come lo chiamano i nipotini George e Charlotte forse importa più dell’opinione dei sudditi “commoners“. Quelli che un recente sondaggio ha interpellato per valutare il grado di popolarità dei reali. Ebbene  secondo il rating di You gov nella classifica dei più amati Carlo sarebbe solo settimo, con un’approvazione del  48%. Prima di lui non solo William, terzo in classifica e destinato con tutta probabilità a condividere fin da subito le responsabilità del regno con il padre ma pure Meghan e Kate. E la regina? Ebbene Elisabetta è solo seconda. Contro ogni ragione di stato nell’algida Inghilterra di Jane Austen vince il sentimento, quello viscerale e trasversale  per l’ex scapestrato e futuro, emozionato papà: Harry. Se il secondogenito di Carlo non sarà mai re, il titolo che fu di sua madre Diana, quello di principe del popolo, è tutto per lui.