Il compleanno del (futuro) re

Domani, 14 novembre, il principe Carlo compie 70 anni. E’ stato il principe ereditario più paziente del mondo e giovedì, scommettono i bookmakers, sarà finalmente nominato principe reggente. In pratica re senza l’ufficialità visto che la regina pare voglia rimanere tale fino alla morte o, almeno, a un’invalidità incompatibile con il ruolo. E quindi da domani Carlo potrebbe regnare, pardon, reggere il regno in attesa di diventare formalmente Giorgio VII, nome scelto in onore del nonno e forse anche della superstizione che vuole i re Carlo finiti maluccio. “Non ho intenzione di immischiarmi negli affari di governo” ha detto pochi giorni fa nel suo primo discorso da quasi re. Anche se negli affari del mondo si è per fortuna a lungo immischiato, soprattutto quando si è tratttato di tutelarne il clima. In queste ore saranno stampate migliaia di pagine per ricordarne le tappe note e ignote, dalla giovinezza nel college senza finestre al dolore per la perdita di zio Mountbatten o quello per la rottura con Camilla Shand, in procinto di diventare Parker Bowles. Noi diciamo solo che di certo sono tanti quelli che detestano questo principe che per primo, tra i membri della casa reale, si è laureato. Ma sono ben di più quelli che lo amano (soprattutto dopo il beau geste di accompagnare Meghan all’altare). E domani al party che la regina darà a Buckingham Palace sfilaranno tante teste coronate quante a un matrimonio di stato. Ma a nonno Galles, come lo chiamano i nipotini George e Charlotte forse importa più dell’opinione dei sudditi “commoners“. Quelli che un recente sondaggio ha interpellato per valutare il grado di popolarità dei reali. Ebbene  secondo il rating di You gov nella classifica dei più amati Carlo sarebbe solo settimo, con un’approvazione del  48%. Prima di lui non solo William, terzo in classifica e destinato con tutta probabilità a condividere fin da subito le responsabilità del regno con il padre ma pure Meghan e Kate. E la regina? Ebbene Elisabetta è solo seconda. Contro ogni ragione di stato nell’algida Inghilterra di Jane Austen vince il sentimento, quello viscerale e trasversale  per l’ex scapestrato e futuro, emozionato papà: Harry. Se il secondogenito di Carlo non sarà mai re, il titolo che fu di sua madre Diana, quello di principe del popolo, è tutto per lui.    

Le mani sul muro

Una mano sul muro che di tutti i muri è monumento. La settimana scorsa ero a Berlino. Difficile non respirare la felicità nell’aria di questa città che solo 29 anni fa era spaccata da una una ferita che sembrava inguaribile. Ora, da una parte all’altra, ragazze che nei mercatini vintage si liberano dalle bambole e dal passato, uomini che nei centri sociali danzano tra loro il fox trot e libici che sotto l’antenna di Alexanderplatz manifestano perchè nel loro paese cessi il traffico di esseri umani. 

Berlino, Alexanderplatz. Un gruppo di cittadini nordafricani manifesta contro il traffico di esseri umani dalla Libia

La cancelliera tedesca Angela Merkel 

Così oggi non posso non pensare alla donna che da 13 anni è al governo del paese che in Berlino ha la sua capitale. Ho visto la birreria dove spesso va a farsi una pinta ma anche la sede della CDU dove nei panni di “Madchen” oltre 20 anni fa ha “sedotto” Helmut Kohl per poi disconoscerlo quando è toccato a lei salire in sella. La stessa Konrad Adenauer Haus dove poche ore fa Angela Merkel ha rinunciato alla presidenza del partito prima di un’altra futura rinuncia, quella alla guida della Germania.  «Mi devi promettere una cosa subito: non alzeremo alcuna barriera», disse al leader socialdemocratico Sigmar Gabriel, durante la riunione di emergenza nella notte in cui centinaia di migliaia di rifugiati premevano alle frontiere della Germania. La stessa notte in cui decise di aprire le porte del paese a un milione di profughi siriani. In tanti dicono ora che è stato l’inizio della fine. Ma forse oggi è parimenti la fine di quello spirito che lei, cresciuta oltre la cortina di ferro, ha voluto tenere vivo. L’imperativo umanitario che le radici cristiane della CDU non potevano ignorare, come la legge morale in noi e il cielo sopra di noi, direbbe Kant. Già, anche sopra Berlino. Chissà come avrebbero commentato gli angeli che il regista Wenders faceva svolazzare sulla colonna della vittoria, la stessa che nell’anno della caduta del muro, l’89 vide nascere e sfilare la Love Parade con il suo carico di festanti, liberi, trasgressivi. E’ in quello Zeitgaist che la più progressista dei conservatori in 18 anni di potere ha abolito la leva obbligatoria, messo al bando il nucleare e ammesso i matrimoni gay. Oggi è invece il tempo di Trump, di Orban, di chi mette mano ai muri senza ricordare. Nell’ottobre del 1989, anno del 40esimo anniversario della divisione della Germania, il presidente della DDR Erich Honecker disse: “Il muro rimarrà in piedi altri 50 anni”. Il mese dopo crollo’. L’anno prossimo si festeggerà il 30esimo anniversario di quella notte. Io sarò là, a toccare ancora una volta il rudere di quel muro che (spero) non c’è più. 

 

 

 

L’ira della pelide Fergie

Sarah Ferguson al matrimonio della figlia Eugenia venerdì a Windsor

Ci sono certezze nella vita. Anche piccole. Fergie è una di queste. Bandita dalle stanze reali da decenni, tornata prepotentemente alla ribalta al matrimonio della figlia, scatenata e verde e non solo per il colore del vestito.  Ma a lei è tutto permesso. Lei, che di sconti ne ha ricevuti pochi. A partire dal divorzio dal principe Andrea che non fu miliardario perchè, meno arrabbiata o forse volitiva di Diana, non voleva guastare i rapporti con la famiglia reale.

1992, lo scoop dello scandalo del settimanale “Oggi”

Poi, si, c’è stato quell’alluce “succhiato” alla luce del sole e dei paparazzi e mai perdonato. Tanto che oggi una blogger reale scrive che se al principe Filippo non è venuto un colpo apoplettico dopo aver respirato la stessa aria di Sarah Ferguson a Windsor vivrà per sempre. Giusto per dare l’idea di quanto sia ancora poco tollerata. Ma lei se ne frega. Eccola scapicollarsi giù dagli scalini della St. George’s Chapel per abbracciare i fans. Ed eccola twittare dopo 40 minuti appena dall’annuncio della dolce attesa di Harry e Meghan. Ma, attenzione, non un tweet di congratulazioni, anzi. Un messaggio  per ricordare quanto sia “orgogliosa del matrimonio” della figlia. Come a dire, “non ne avete abbastanza? lasciateci ancora un quarto d’ora di riflettori a noi York minori”. E non ha tutti i torti. Eugenia e Jack hanno dovuto rimandare sia l’annuncio del fidanzamento che lo stesso matrimonio per fare spazio al reale cuginetto e alla sua love affair. Ma anche il giorno della cerimonia è stato “distolto” dalle liete novelle. I duchi di Sussex infatti hanno delegato al royal establishment l’annuncio ufficiale dell’attesa ma per farsi fare le congratulazioni dalla famiglia reale ( e quindi si presume ad informarla) hanno scelto proprio l’occasione del matrimonio di Eugenia e Jack. E la cosa non è passata inosservata, nè dalla stampa nè da Fergie la rossa. Facile infatti immaginare che dopo aver liquidato sbrigativamente i brindisi agli sposi gli invitati siano passati ai gridolini di gioia ( appena accennati ovviamente, sono pur sempre inglesi)  per il nuovo arrivo, molto ma molto più importante ( anche perchè spingerà la cara cucinetta ancora più in là nella linea di successione). E in tutto questo nobile sgomitare (che i gradi reali sono quelli che poi dettano i ruoli ma anche i contributi pubblici) Sarah ha ancora una volta brillato per la sua incontenibile, sincera irruenza. Ieri, 15 ottobre, era il suo compleanno. Con un tweet l’ex marito Andrea le ha fatto calorosamente gli auguri. E già di parla di una fenomenale riconciliazione. Impossibile immaginare cosa combinerebbe in un secondo matrimonio. Ma almeno questo al quasi centenario Filippo sarebbe probabilmente risparmiato   

Il lato B del matrimonio di Eugenia

La principessa Eugenia sulla soglia della St. George’s Chapel a Windsor (foto Reuters)

E’ ancora in corso mentre scrivo. Ma di questo matrimonio un’immagine resterà indimenticabile. Non è, come immaginabile, quella della sposa sorellastra che incorniciata dalle figlie d’autunno va a sposarsi. Tutto sommato bella nella sua antipatia. Come un reale inglese, del resto, deve essere. In fondo dopo questo bagno di perfette altezze pop Eugenia, unica principessa di sangue reale, non abbastanza affascinante, amata e fortunata come Meghan e Kate  (diceva appunto Pretty Woman “quella grand cu…di Cenerentola) ci sta. Ma l’immagine non è neppure quella di Fergie che tutti i social stanno pubblicando. Trionfalmente tornata alla ribalta dopo anni di esilio e accolta con tifo da stadio dai fans che, infischiandosene beatamente delle convenzioni, tanto ci siamo abituati, è corsa ad abbracciare. L’immagine più iconica, oseremmo dire purtroppo famigerata di questo giorno è quella di un lato B. Al momento mentre scrivo ancora oscuro ma certo ben illuminato dalla luce di ottobre e ben svelato dal suo vento malandrino. Quello di una giovane signora vestita in blu scuro con i capelli castani lunghi parzialmente raccolti finita in mutande proprio all’ingresso della St George’s Chapel. La gonna sollevata completamente fino alla schiena a svelare un paio di mutandine dallo stile piuttosto vittoriano, nere, di pizzo. Il fattaccio proprio mentre si appresta ad accompagnare i pregiati paggi reali, mix di principi ereditari, principesse e figlie di pop star. L’immagine si poteva apprezzare seguendo la diretta del sito del giornale “The Mirror“. La foto, tratta dalla diretta e subito da tanti retweettata è stata subito cancellata da buona parte dei social, twitter compreso. Certo non è una foto reale. Ma un sorriso scappa. Se il matrimonio di Kate è rimasto famoso anche per il lato B di Pippa, quello di Eugenia lo sarà per il lato B ignoto ma certo mille volte più scandaloso. Povera Eugenia, almeno una gara l’ha vinta.  

Windsor, una soap senza fine

Camilla e Carlo il giorno del matrimonio a Windsor

Eugenia con il fidanzato Jack Brooksbank

E dire che mi stava pure simpatica. Lei, che ha sempre inutilmente lottato per uscire dal clichè della bruttina stagionata. Lei, che per una vita ha diviso l’amato con l’inarrivabile principessa del popolo. Lei, che nessun anello al dito potrà mai salvare dal ricordo del ginecologico complimento finito su tutte le prime pagine del mondo. Eppure stavolta Camilla ha fatto uno scivolone. Già a settembre c’era stata la storia di Kate Middleton. Christopher Andersen nel suo libro Game of Crowns – Elizabeth, Camilla, Kate and the throne aveva infatti rivelato che una delle sostenitrici della celebre rottura tra lei e William era stata proprio Camilla ritenendo i Middleton “non degni di entrare nella Famiglia Reale” in quanto discendenti di minatori di carbone. Ora la stessa dama ha deciso di non partecipare al matrimonio della nipote, la figlia del principe Andrea che venerdì a Windsor calcherà lo stesso percorso di Meghan Markle e della stessa Camilla. Anche la principessa Eugenia, un dignitoso nono posto in linea di successione al trono, non è abbastanza degna? L’imprescindibile impegno che  trattiene la probabile futura regina dal presenziare alla cerimonia, già negletta per una serie di sfortunate ragioni tra cui l’irrimediabile mancanza di qualsiasi entusiasmo, sarebbe il festival di una scuola elementare scozzese. Evento a cui, come i cronisti reali si sono affrettati a precisare, non puo’ assolutamente mancare non volendo in nessun modo deludere i bambini. Vabbè, mi torna in mente quando Carlo non si era presentato al primo compleanno del nipotino George perchè chiamato a partecipare a un altro irrimandabile evento: la visita a un santuario per scoiattoli. Che onorare la gioia altrui sia cosa troppo borghese?. In realtà c’è del marcio in Danimarca, come direbbe Amleto.

Il principe Carlo e il principe Andrea

Le principesse Beatrice e Eugenia con la madre, Sarah Ferguson

Da anni infatti tra il principe di Galles e il duca di York non corre buon sangue. Il motivo? il ruolo assolutamente defilato delle figlie di quest’ultimo, relegate, secondo il padre a reali di serie B. Solo due anni fa in una lettera indirizzata alla regina il principe Andrea si lamentava del fatto che le figlie fossero regolarmente tagliate fuori dai doveri reali dallo zio. Tradotto: poche attività in rappresentanza della monarchia e quindi niente finanziamenti diretti attraverso il ‘Sovereign Grant’, il Fondo Sovrano che distribuisce ai Windsor i soldi del contribuente. Inaudito se si considera che trattasi delle uniche principesse senior di “sangue reale”, come ha precisato acido lo stesso Andrea. E ora che nella “Firm” oltre a Kate c’è pure un’ altra plebea per giunta americana e divorziata la tensione dev’essere piuttosto alta. Motivo in più, deve aver pensato Camilla, per filarsela dai bambini festanti e rimarcare sotto sotto il solco tra le due famiglie. Rimane da attendere venerdì e vedere come si comporteranno fratelli, cognate, regine ed ex mogli, a partire da Sarah Ferguson, madre della sposa e notissima “combina guai” reali. Altro che Dynasty, a pensarci bene questo matrimonio potrebbe essere più interessante del previsto.

 

 

Un evento perdibile?

La principessa Eugenia di York con Jack Brooksbank il giorno del fidanzamento

C’è un nuovo evento in casa Windsor, e proprio di casa, non solo di casato parliamo. Perchè il castello che 4 mesi fa ha fatto da cornice alla festa mondiale di Meghan e Harry tra poco riaprirà i suoi battenti per Eugenia e Jack? Come? Per chi? 

19 maggio, il matrimonio di Meghan e Harry a Windsor

Già, potremmo riassumere così il clamore suscitato dal secondo Royal Wedding dell’anno. Il grande giorno di Eugenia cugina di William e Harry, figlia di Andrea di York e Sarah Ferguson, legittimamente detentrice del titolo di principessa, rischia di passare inosservato nonostante gli enormi sforzi della famiglia reale per darvi risalto. La poverina, che è fidanzata da 7 anni e dal 2016 pensa al matrimonio, aveva già dovuto fare un passo indietro nel momento in cui si era capito che la storia tra Meghan e Harry stava accorciando vertiginosamente le distanze dalla St.George’s Chapel. Il suo matrimonio era stato così posticipato per dare il tempo e il risalto opportuno al cuginetto più importante. Ora che finalmente il 12 ottobre si avvicina, nessuno pare però interessato. E non importa che gli invitati in chiesa siano più numerosi, 850 al posto dei 600 e rotti di Meghan e Harry. E che pure gli ammessi nel parco eccedano i precedenti. Senza contare la nutrita lista dei soliti famosi, dalle coppie Beckham e Clooney a Cara Delevigne e Elton John. Il problema è che Eugenia, niente gossip, drammi e copertine, è considerata infinitamente meno glamour. Sicuramente all’estero ma pure nello stesso Regno Unito. Ecco perchè, clamoroso, la BBC si è rifiutata di trasmettere in diretta l’evento nonostante le pressioni che lo stesso principe Andrea avrebbe fatto sull’emittente nazionale. La stessa che aveva seguito in pompa magna le nozze dei duchi di Sussex. Adesso “Cercasi tv disperatamente” tra la rabbia della povera Eugenia, ineluttabilmente destinata ad essere più che una principessa la sorellastra, in una favola che non riesce a far sognare nessuno. 

Parigi val bene un mercatino (tarocco)

Come un vero re, anche Emmanuel Macron ha la sua tazza. Peccato sia tarocca. Ma ciò non ha impedito che andasse a ruba, consentendo alle casse dell‘Eliseo di mettere in saccoccia 347 mila euro in soli 3 giorni. Il mercatino di prodotti griffati con i colori della bandiera francese e scritte in tema tenuto sabato nel tendone improvvisato durante l’eccezionale apertura al pubblico del palazzo presidenziale e poi on line serviva a finanziare il restauro dell’edificio. In meno di poche ore borse di tessuto e album da colorare con Brigitte e Emmanuel sono stati acquistati da fans e appassionati del potentato francese, che tante storie dentro quelle stanze ha visto, dai segreti di Mitterand alle donne di Sarkozy. Il  gadget più venduto? l’orologio tricolore indossato anche da Macron durante un incontro ufficiale seguito da una penna e dalla famigerata tazza della discordia. Si perchè sulla questione i social si sono scatenati: doveva essere una mug di purissima porcellana di Limoges e invece era fatta nella dozzinale Tolosa. Contestata o meno ( ma comunque ritirata dal mercato) la tazza contraffatta ha fatto il suo dovere ( costo 24 euro e 90) insieme a magliette e perfino macarons. Ma se la griffe dell’Eliseo ha consentito di contribuire al restyling del palazzo, più difficile,senza dubbio, è farlo con il suo celebre inquilino. Decisamente in caduta libera di popolarità Macron cerca disperatamente di correre ai ripari, salvo poi cascare nelle solite gaffes snob. Di certo quella che non sbaglia una mossa è la moglie che di popolarità invece se ne intende. L’ultima trovata è stata una comparsata in una serie tv. Una scelta che ha fatto discutere ma che in fondo è stata apprezzata. Del resto  non è certo l’unica first lady a flirtare con il mondo dello spettacolo. Lasciando stare i trascorsi da modella di Melania e della stessa Carla Bruni, anche la compagna dello scandalo di Hollande, Julie Gayet, di mestiere faceva proprio l’attrice. Effettivamente Brigitte in tv  appare mentre è ancora Premiere Dame, fatto del tutto inedito,  e per giunta nei panni di se stessa (con lo stesso tailleur del giorno dell’insediamento di Macron all‘Eliseo ). Ma la partecipazione di 3 minuti all’episodio trasmesso dalla tv pubblica France 2 della serie “Vestiaires” aveva un senso preciso. La miniserie affronta infatti il tema dell’handicap, un argomento sul quale Brigitte Macron è impegnata in prima fila. Chapeau, hanno così detto in coro i francesi, segno ulteriore che la minigonnata signora che nessuno si sogna di chiamare anziana è stabilmente nel loro cuore. Non si può dire altrettanto del suo compagno gaffeur. Dopo la tazza tarocca non rimane che aspettare le svendite.

 

 

La macchia “troppo” umana di Hulot

L’ex ministro francese Nicolas Hulot nelle vesti di conduttore della trasmissione di natura e avventura “Ushuaia”

Solo piccoli passi. Troppo piccoli per l’avventuroso Nicolas. Che non ci sta a sembrare il protagonista del libro di Sempé – Goscinny ma rivendica la grandezza dei suoi ideali incompatibili con un governo che lo avrebbe costretto a mentire. E lui, ormai ex ministro francese dell’Ambiente, fondatore dell’associazione “Fondation Nicolas-Hulot pour la nature et l’homme” e simbolo dell’ecologismo più convinto nato sotto i riflettori dello storico programma “Ushuaia Nature“, ha detto adieu.

Lo avevano corteggiato tutti, da Chirac a Sarkozy, ma lui aveva accettato solo l’incarico offerto da Hollande di “inviato speciale per il pianeta” che lo ha portato in giro per il mondo a sostegno dell’accordo sul clima – in seguito firmato a Parigi nel 2015. A Macron, invece, aveva detto si, ed era entrato nel suo governo diventando un “ministro immagine” garante in nome della sua popolarità di un impegno trasparente e  “organico”. Ora, dopo una serie di delusioni  e fallimenti, dal nucleare alla politica sul clima fino all’ultima provocazione sulla caccia ( la presenza ad una riunione sulla nuova legge di un controverso lobbista pro-caccia), ha salutato la compagnia.  E l’ha fatto in un’accorata diretta radiofonica, attraverso quei media da dove aveva iniziato e che gli avevano portato fortuna, una grande fortuna.

Il giornale francese “Le Canard Enchaine'” ha ricordato in un’inchiesta che lo stesso ministro aveva calcolato in 3 milioni di euro i proventi accumulati dai primi anni 90 dalla sua società “Eole”.  Un patrimonio costituito dai diritti d’autore dei libri ma anche da una poco chiara vendita di shampoo e gel doccia ispirati al celebre programma tv. Poco chiara perchè la produzione di prodotti di bellezza sarebbe stata a suo dire a lui estranea ma successivamente di fatto sfruttata. A questo vanno  ovviamente poi aggiunti i 290 mila euro di salario come ministro e i dividendi della società (che avrebbe continuato a vendere i prodotti). Niente di grave, per carità, nel governo Macron c’è più di un miliardario. (L’ex conduttore dichiara un patrimonio di 7,3 milioni di euro). L’aspetto forse piu’ in contrasto con l’immagine del paladino dell’ambiente è che alcuni degli articoli venduti da Hulot  non sarebbero esattamente eco compatibili. Anzi. Lo stesso giornale ricorda come Greenpeace nel 2006 abbia  inserito alcuni detergenti del marchio Ushuaia nella lista rossa dei prodotti chimici pericolosi. Certo non un brillante capitolo nel suo curriculum a cui si aggiungono le critiche da parte di Brigitte Bardot: Hulot  secondo la diva, non avrebbe fatto molto per i diritti degli animali.

“Spero di poter continuare a contare su di lui in un’altra forma” ha commentato il filosofo Macron. Metempsicosi politiche a parte, il ministero e’ appunto chiamato della “transition ecologique” e lui è così transitato. Ora si apre la caccia al sostituto. Qualcuno che senza l’aiuto di tante docce e shampoo riesca ad essere “senza macchia.”   

 
 
I

Che gelida manina

Donald Trump e la moglie Melania ricevuti per la prima volta dalla regina Elisabetta, venerdì, al castello di Windsor

Donald Trump e Theresa May sui gradini di Blenheim Palace

La regina sorride, allunga il guanto bianco. Davanti a lei, per la prima volta, ci sono Donald Trump e consorte. Difficile immaginare una stretta di mani meno spontanea. Del resto, proprio come cantava Zucchero, è con le mani che si può “dire di si”. Ne ho già scritto ma ci torno perchè la faccenda sembra non finire piu’. Prima la mano scocciata della first lady Melania nei bisticci col marito. Poi quella stretta stretta della fidanzatina Meghan, quella (politicamente) riconciliata di Melania a Donald, quella respinta dal neomarito e dal protocollo ( in presenza della regina) della neo duchessa del Sussex.  Infine, inaspettata ma non inedita, ecco la mano di Trump a Theresa May sui gradini di Blenheim Palace, la casa, diciamo così, di Winston Churchill. Una mano tesa non solo, parrebbe, in senso figurato. A prima vista infatti il gesto del presidente nei confronti della premier inglese inguainata in uno scomodo abito lungo e rosso sembrava solo una galanteria. La signora May, pur avvezza alle cene eleganti da ex studentessa di Oxford, appariva proprio a disagio. Invece quello bisognoso di sostegno poteva essere proprio lui, affetto, si dice, da un disturbo psicologico che lo metterebbe in difficoltà davanti a scalini e scale mobili ( ma che certo non l’ha fermato in altri tipi di scalate). Di certo il presidente ( che aveva già un precedente alla Casa Bianca con le mani della May)  non ama le effusioni, almeno quelle di stato. Sarebbe una questione di igiene: le mani sono un “terribile” veicolo di germi e contaminazioni. E qui si allinea, per ragioni completamente diverse, con la regina Elisabetta. Per protocollo “sua maestà” non può essere toccata e solitamente non stringe a tutti le mani. Nel caso, poi, indossa sempre guanti che si presume siano freschi di tintoria. Forse per questo il presidente non ha avuto remore venerdì nell’allungare la manona e già che c’era di camminare davanti alla sovrana, beccandosi i peggio insulti dai realisti britannici (Il fatto che non abbia nemmeno accennato a un inchino con il capo non ha invece sorpreso nessuno). Tanto “The Royals” hanno altri metodi per comunicare la propria disapprovazione. Mentre nel cielo di Londra si levava un enorme pallone gonfiato dalle fattezze di un esilarante baby Trump il Sunday Times pubblicava la feroce verità sulla visita degli inquilini della casa Bianca a Windsor: la regina era sola ad accoglierli perchè nessun altro, da William a Carlo, allo stesso Filippo,  li voleva incontrare. La gelida manina di Lilibeth, insomma è tutto quello che Donald e Melania hanno avuto, insieme a qualche scones con burro e marmellata di prammatica. Trump al “Sun” aveva detto: “Elisabetta è una donna tremenda, non vedo l’ora di parlare con lei”. E’ stato accontentato. Ora.. altro giro, altra mano. Quella di Putin, ma qui, niente guanti bianchi.  

 

Affari principeschi

Il principe Carlo e Camilla, duchessa di Cornovaglia

Leggo che Carlo lo scorso anno è stato il più gran spendaccione della casa reale, con un “viaggetto” insieme alla moglie Camilla in Brunei, India e Singapore costato appena 475 mila dollari. Ripenso così a pochi giorni fa quando, in visita nelle tenute del principe di Galles nel Cotswolds, mi apprestavo a fermarmi nel suo negozio di Tetbury, il paese poco distante dalla tenuta di Highgrove dove principescamente risiede circondato da produzioni vegetali “organiche” di ogni genere, dai cetriolini alle querce.

Il negozio del principe Carlo nel Cotswolds

Nel delizioso negozietto affollato di turiste in cerca di blasonati souvenir ci sono marmellate biologiche, bevande 100% a base di frutta e saponi naturali, ovviamente. Ma ci sono anche vezzosi guanti da giardinaggio lunghi fino ai gomiti  e utilissime mascherine per il sonno, casomai, tra una cesoiata e l’altra scappasse una pennichella nell’assolato orto. Ma poi ecco i pezzi forti: i calzettoni.

Tra le clienti sembrano andare per la maggiore, forse anche perchè scontati, quelli con le volpi, simbolo, in queste campagne più che mai, dell’aristocrazia. Più tardi, attraversando le tenute del duca di Beaufort, vicino di casa di Carlo e famoso per le sue grandiose battute di caccia, la guida mi spiega che quella alla volpe è si vietata, ma solo ufficialmente. Per la legge i cani corrono infatti dietro a una traccia olfattiva preventivamente diffusa per i campi.  Se poi però incrociano una volpe vera…ebbene, questa si ritiene sacrificabile. Da qui a suggerire che stranamente durante le battute un’ingenua volpe capita sempre nel bel mezzo delle mute di cani scatenati ci vuole poco.  Ma torniamo alle calze, ci sono anche quelle con i corgies  e anche se non scontate, sono una vera chicca. In questo mondo globalizzato per avere ai piedi i cani della regina si deve infatti per forza passare da qui. E terminiamo con il gran pezzo del momento.

L’orsetto “Arthur” in vendita nel negozio di Highgrove

L’orsetto. Si chiama Arthur, è prodotto in soli 100 esemplari e viene presentato come l’ultimo nato nella famiglia di Highgrove. Ricamato, cucito, assemblato in maniera artigianale e sicura viene proposto come il regalo da passare da una generazione all’altra. Per forza, costa 125 sterline. Decido che ne farò a meno ed esco, passo per la lontana e irraggiungibile Highgrove e sulla via del ritorno mi indicano il pub dove un Harry adolescente in vacanza dal papà è stato recuperato dalle guardie completamente ubriaco e la locanda dove la Regina, improvvisamente appiedata per un guasto notturno all’auto, ha dovuto fermarsi. Stanza numero 15, che da quel momento, ovviamente, ha raddoppiato il prezzo.  Arrivo a Bath, meta degli aristocratici del 700 e guardo il mio acquisto: una gomma con un signorile rivestimento azzurro e uno stemma color oro, l’unico oggetto ( di poco) sotto le 5 sterline. Con lo scontrino ricevo anche un grazioso biglietto di ringraziamento con la foto del principe per aver contribuito, con l’acquisto, al finanziamento delle sue attività di Charity. Mi sento virtuosa e non penso più ai viaggi dispendiosi di Carlo. Ognuno, mi dico, fa quello che può.