Bea, eterna sorellastra

In questa giostra di compleanni  eccellenti non festeggiati, quello domani della regina Elisabetta ma anche le festicciole mancate di Louis e Charlotte, nati, rispettivamente, il 23 aprile e il 2 maggio, c’è un evento amaro per davvero. Per carità, tutto relativo, stiamo sempre parlando di reali inglesi. Eppure il matrimonio di Beatrice di York che ancora, ancora una volta non s’ha da fare, dispiace. Era previsto il 29 maggio, data finalmente fissata dopo una serie di titubanze, contrattempi e scandali vari. E così era già scattato il giro di walzer delle indiscrezioni, inviti, vestiti etc etc. Tutto il repertorio insomma dei matrimoni reali che finalmente toccava a lei, la primogenita di Sara Ferguson e il principe Andrea, già costretta a cedere il passo alla sorella minore Eugenia che, fatalità, si era spostata prima di lei (ma che, orrore, non è ancora in dolce attesa).  Stava quindi per arrivare il grande momento di Bea pronta a esibire grande festa, grande felicità e grande neo marito, l’affascinante Edoardo Mapelli Mozzi, immobiliarista Continua a leggere

Il virus della ‘Corona’

Carlo, l’erede al trono più paziente della storia della monarcha, ora deve “reggere” ben altro. Lo immagino, nelle stanze di Birkhall, nella plumbea Balmoral, affannarsi a rassicurare tutti sulla sua salute esibendo gote rubizze mentre dentro morde la paura. Il Virus della corona, più che il corona virus, a pesargli in testa fatalmente.  Proprio ora che biologicamente avrebbe potuto sperare nel meritato approdo alla meta ecco che la cara  Betty gli fa ancora una volta  gli sberleffi come un’ allegra comare di Windsor mentre lui, tampone positivo e fazzoletto al naso, sta rinchiuso in Scozia. Come e peggio dei più drammatici eroi Shakespeariani, ‘piena di scorpioni’ sarà la sua testa ironicamente incoronata dal Covid 19. Starà pensando forse a quegli originali e purtroppo inutili ‘Namastè’ che prodigava in giro al posto della principesca mano. O forse alle persone che potrebbero essere state contagiate poco tempo fa, il 9 marzo, giorno del Commonwealth, con gli inglesi ancora per strada, la regina e i figli accanto. Uno sbandieratore è già risultato positivo e potrebbe essere solo l’inizio. Camilla intanto è negativa e anche il resto della famiglia sembra stare benone: i Sussex filati via in Canada, la regina e Filippo a Windsor., con lei che proprio oggi compie 14 giorni dall’ultimo contatto con il figlio infetto  e festeggia quindi lo scampato pericolo. Ma quelli che stanno meglio forse sono i Cambridge, rimasti a Londra e impegnati a fare la prova generale di quello che potrebbe succedere secondo la previsione più infausta, con la corona, quella vera, che passerebbe direttamente sulla testa di William. Curiosamente era stato proprio lui ad essere stato sentito in pubblico fare battutone sul virus e sull’ansia esagerata della gente. E mentre qualcuno diffonde voci grottesche sulla scomparsa del principe Filippo, mantenuta rigorosamente segreta finchè non se ne potranno celebrare i funerali, in tanti ora immaginano un colpo di scena e di stato, almeno morale. Perchè per questo povero eterno erede lo smacco, ancor più della stessa dipartita, sarebbe terribile.  Da un angolo all’altro del mondo girano già meme e battute su di lui che febbricitante davanti al camino starà pensando alla sua corona come a Kane alla sua Rosebud. Speriamo non finisca davvero così e per una volta mi sento di dire: “god save the king”,  che lo sia solo In pectore o no, non importa. 

Ride bene chi ride…

Il principe Harry al suo arrivo in Canada

Chi ride e chi perde in questo incredibile, increscioso episodio nella lunga storia scandalistica della casa reale inglese? Partiamo da questi ultimi, gli sconfitti. C’è chi dice siano la regina e soprattutto Harry, vittima finale di una vita dove da subito è stato considerato uno “Spare”, un “pezzo di ricambio”. Immagine terribile che ho sempre associato solo al bowling ma che ora apre a scenari che nemmeno uno sceneggiatore disturbato potrebbe pensare per la più inquietante delle bambole. Ma ancora più perdente a mio parere è il padre di tutta questa odissea in salsa brit: lo stesso Carlo. E’ stato infatti lui che per primo ha accolto Meghan, lui che l’ha accettata e supportata come una di famiglia, che le ha garantito attenzioni che poche prima di lei hanno avuto.  Lo ha fatto dall’inizio, salutando il fidanzamento del secondogenito con una ragazza afroamericana come una ventata di modernità a rinfrescare gli armati ammuffiti della monarchia. Ed è stato lui che, memore di quel triste compromesso che era stato il suo secondo matrimonio ( celebrato in comune), aveva spinto la regina ad aprire le porte della St. Geoge Chapel di Windsor, a Meghan, divorziata come Camilla. E per giunta, in un mondo dove anche un sopracciglio alzato viene interpretato, le aveva offerto generosamente il braccio alla fine di quella navata che lei, imperterrita aveva calcato da sola. Il braccio e il sostegno, psicologico, familiare e anche, soprattutto, economico. Lo scorso anno il principe Carlo ha infatti devoluto ai figli la bellezza di 5 milioni di sterline frutto dei proventi del suo ducato. E non è da escludere che in futuro allungherà ancora una mancetta al suo rosso Malpelo privato dei contributi pubblici visto che il ragazzo ha promesso di pagare l’affitto a canone di mercato di Frogmore cottage ( oltre che ripagare i contribuenti della spesa di 2,4 milioni di sterline per la sua ristrutturazione). Immaginiamo quindi che tale mancetta sarà cospicua, l’affitto è infatti stimato a circa 360 mila sterline all’anno. Per tutta risposta, “Daddy”  Charles si è sentito dare del razzista. Lui, che appunto, parlava di modernità. E si è visto volare in Canada quel ragazzo con cui i rapporti non sono mai stati facili ma a cui sembra sinceramente attaccato. 

E ora, quelli che se la ridono. Per primo papà Thomas Markle, finora privato di tutto, perfino di una visita al nipotino Archie, che dal Messico e pure presto dalla tv inglese ribadisce il suo “ve l’avevo detto”. E poi la famiglia del principe Andrew, che, con strano tempismo, è stato visto accompagnare la regina in chiesa. Prima uscita pubblica dopo la gogna del caso Epstein, proprio dopo la firma dell’accordo “Megxit”. Ridono infatti Anastasia e Genoveffa…ooopppss, Beatrice e Eugenia. C’è mancato un pelo che Harry non dovesse far loro l’inchino, eventualità grottesca che si sarebbe realizzata se il figlio di Carlo avesse perso il suo posto in linea di successione. Ma almeno questo gli è rimasto. Certo le ragazze ora avranno un ruolo più importante, saranno sicuramente impiegate più spesso come working royals, ottenendo quel ruolo e quello spazio che da anni hanno supplicato di avere senza mai riuscire a ottenere. Ma il ghigno che rimarrà indelebile nella memoria di questo colossale affair è quello di Camilla,  da sempre regina insuperabile di imbarazzi reali. Interpellata proprio ieri sull’eventualità che i Sussex possano mancarle ci ha messo un pò e poi ha risposto “Course“. E qui scatta il revival. L’ultima volta che da una bocca reale ho sentito proferire quella parola (che è la contrazione di “of Course”, che significa “Certo”) correva l’anno 1981. E stato quando Carlo ha ufficialmente annunciato il fidanzamento con Diana palesandosi alla stampa nel giardino di Buckingham Palace. Un giornalista chiedeva se erano innamorati: “Of course” aveva risposto tutta rossa Diana.  “Whatever love means” aveva poi aggiunto Carlo, cioè “qualsiasi cosa significhi la parola amore”. Forse, anche su quel verbo, “mancare” ,  qualche domanda ci potrebbe stare ..course!.  

Tanti auguri cognatina!

Lo scatto diffuso da Kensington Palace per festeggiare il 38 esimo compleanno della duchessa di Cambridge

Oggi sarebbe il compleanno di Kate Middleton. 38 anni festeggiati al solito con un nuovo bellissimo scatto diffuso sull”account di Kensington Palace oltre che dagli auguri ufficiali della famiglia reale. Niente di nuovo. Qualcuno sperava in un viaggetto nell’isola di Mustique ai Caraibi di cui si vocifera da tempo per allentare la tensione con William. E invece solo una festicciola nel week end e oggi una giornata tranquilla, con i figli e il marito. Tranquilla? forse è il caso di dire mortifera o meglio, soporifera, del tutto ignorata. Già perchè al compleanno di Kate oggi è rimasto forse solo lo spazio di una didascalia sul più celebrativo dei giornali britannici. La stampa non parla d’altro infatti che del Megexit. Roba da farla andare fuori di matto.

Sarà un caso che l’annuncio del divorzio dei Sussex dalla famiglia reale sia stato fatto proprio alla vigilia del compleanno della cognatina? o è forse la ciliegina sulla torta dell’ennesimo colpo da maestro di quella strega di Meghan che non ne sbaglia una? Io ormai non credo più alle coincidenze. Come quella, nel lungo annuncio su Instagram, della volontà di Harry e Meghan di supportare ancora la regina, il principe Carlo e il duca di Cambridge. E la duchessa? Una svista??? fantastico, altro che Lady Macbeth. Se finora ho avuto il dubbio che le scaramucce tra cognate fossero state montate ad arte dalla stampa ora devo ricredermi. Tra le due è davvero guerra. Inutile poi sfoderare quei teneri video celebrativi di fine anno. Li hanno diffusi sia i Sussex che i Cambridge. Tante belle foto di famiglia, opere di bene,  viaggi e, in entrambi, un’unica inquadratura molto breve delle due insieme. La stessa occasione. Wimbledon, 19 luglio. Forse l’unica in un intero anno in cui le due sono state fianco a fianco sorridenti? occasione opportunamente e faticosamente ripescata da entrambi gli staff per sancire la pace fatta? impossibile trovarne un’altra? certo non in certe terree inquadrature dal balcone di Buckingham Palace. C’e’ da scommettere che almeno qualcuno di questo allontanamento sarà contento. Forse, guardandola da un altro punto di vista, Meghan alla cara cognata ha fatto il miglior regalo di compleanno. Happy birthday Kate!

 

 

Bye bye Andrea

Andrea se ne va. E così il “Party prince” chiude con impegni ufficiali e reali appannaggi. La regina Elisabetta gli ha dato il permesso. E ci credo. L’intervista di circa 50 minuti andata in onda sabato sulla BBC e’ stata davvero la pietra tombale su ciò che rimaneva della sua credibilità e della sua simpatia. Si è parlato poco di due dettagli che mi  hanno colpito. Dettagli relativi al goffo tentativo di spiegare la sua innocenza e che invece hanno svelato un Andrea terribilmente snob e lontano dalla gente e soprattutto dalla gente abusata. Quando la giornalista che lo intervista gli riferisce che Virginia Roberts, la sua accusatrice, ha detto che frequentando la casa di New York di Epstein non ci si poteva non accorgere di quello che stava succedendo, cioè del via vai di minori indotte alla prostituzione,  lui si è giustificato praticamente così: io sono abituato a stare nei palazzi dove c’è tanto staff e con nessuna di queste persone socializzo. Quindi non ho fatto caso alla gente in casa di Epstein. Come a dire non ho fatto caso al suo staff. E quando la cronista gli ha detto che se a Buckingham palace ci fosse stato un via vai di minorenni se ne sarebbe accorto lui ha abbozzato. Suvvia, nei palazzi non si fa caso allo staff. Di qualsiasi età o professione sia. 

E poi la foto incriminata con una giovane Virginia che lui abbraccia nella casa di Belgravia, Londra, dell’amica di Epstein, Ghislaine. La casa dove l’allora 17 enne avrebbe avuto un rapporto sessuale con lui. Il principe Andrea dice di non poter dire se la foto è falsa ma che certo è stata scattata al piano superiore e lui al piano superiore di quella casa , non è mai stato. C’è da chiedersi quindi come l’abbia riconosciuto. E poi, aggiunge, quando si trova a Londra è vestito in modo elegante, in quella foto invece era sportivo. E quindi non era lui? si è trattato di un fotomontaggio? “Certo che ero io”, ammette, “Ma nessuno può affermare con certezza”, conclude  “che la mano che stringe la ragazza fosse mia”. Che dire, con quella manicure così grossolana il dubbio viene. No, scherzo, questo non l’ha detto. Ma forse solo perchè non gli è venuto in mente. E così finisce così l’epopea del principe eroe delle Falklands, spazzato via dallo scaldalo Epstein ma forse soprattutto da se stesso. 

Princesa

Leonor. In questi giorni si parla finalmente della principessa finora soprannominata “invisible“. Perchè finora assolutamente tenuta nell’ombra dalla mamma insieme alla sorellina. Ricordo giusto un solo video che fece minimamente scalpore: quello dello  scambio poco amichevole con nonna Sofia per via di una foto osteggiata da Letizia. Era la Pasqua del 2018 e la nonna in posa con le nipoti all’uscita della Cattedrale veniva “boicottata” dalla regina che trovava ogni scusa per mettersi di mezzo, evidentemente non gradendo lo scatto.

Ora la piccola Leonor, che il giorno di Halloween ha compiuto 14 anni, è per forza uscita allo scoperto. Una futura regina non può nascondersi a lungo. E quindi eccomi pronta a rivelare un’immagine privata, precoce e inedita della ragazzina. Già perchè ad osservarla eravamo in poche decine di giornalisti, convocati per un inatteso e quanto mai blindato incontro con gli allora principi Felipe e Letizia. Correva l’anno 2005. L’occasione era un evento di moda milanese patrocinato da una famosissima azienda di calzature spagnole che per l’occorrenza aveva sfoderato ospiti più che vip, reali. Naturalmente la raccomandazione era quella di osservarli, riprenderli e basta. Felipe, altissimo e bellissimo. Non solo, pure gentile e galante, pronto a passare bicchieri e piattini per l’aperitivo (quando si dice “Un uomo che ti fa sentire una regina”). E poi lei, Letizia, minuscola al suo fianco. Erano entrati nel salone in religioso silenzio, noi tutti schierati in fila. Davanti a noi avevano sfilato come per passare in rassegna le truppe, solenni e sorridenti. Poi, all’improvviso, ecco spuntare dalla giacca di taglio elegante e rigoroso di Letizia, lasciata aperta da un laccio con un fiocco, un mini pancione di 7 mesi. E noi giornalisti, che nemmeno il temibile cerbero travestito da ufficio stampa avrebbe trattenuto dalla furia di sfoderarle un microfono sotto il mento appuntito, ci siamo tutti ritrovati improvvisamente paralizzati e inteneriti dalla scena. Nessuno ha azzardato un passo, una parola per tentare una vietatissima intervista. Ma a tutti quell’immagine della futura regina incinta ha fatto un grande effetto. In particolare a me, che in quel periodo avevo progetti analoghi. Poi il discorso, il brindisi e l’aperitivo con loro. L’unica volta, temo, che io abbia approcciato un principe di sangue reale a una distanza di meno di un metro. Una volta memorabile, con lei silenziosa e quasi pudica di fronte a quella gravidanza più grande di lei, almeno fisicamente e lui, pronto, appunto, a passare piatti e salatini e a sorridere amabilmente. Erano giovani, innamorati e felici di quel pancino che spuntava e che di li a poco, neanche due mesi, sarebbe stato presentato al mondo nelle vesti di Leonor di Borbone, futura regina di Spagna

Ora che il futuro si è realizzato in quella piccola donna dalla testa incredibilmente bionda, la gentilezza del padre negli occhi, dispiace vederla contestata. Davanti la ragazzina sembra avere una lunga strada in salita. Meno pettegolezzi dei Windsor ma sicuramente più scricchiolii nel trono di quella Spagna che oggi non gradisce i suoi sovrani. Noi che l’abbiamo vista in grembo a quella mamma spigolosa eppure addolcita non possiamo che augurare anche a lei, futura regina, God save the queen, qualsiasi cosa oggi possa significare. . 

Sangue blu cercasi

Curiosando tra le regole del protocollo reale mi sono imbattuta in una serie di diktat a dir poco desueti, perfino per quella famiglia su cui si è immaginato di tutto, perfino una provenienza aliena ( per i più fantasiosi i Windsor sarebbero, in effetti, “Rettiliani“). Sono partita dalla questione del “Black dress“. Niente a che fare con la stilosissima “petite robe noire” di cui i francesi e certe griffes italiane sono maestre. Qui si parla di lutto. Del fatto che qualcuno occhieggiando tra i bagagli di Meghan durante la recente trasferta sudafricana avesse individuato un abito nero alimentando nefaste previsioni sul futuro della regina e sulle sue condizioni di salute. Niente di tutto ciò, era stato poi chiarito: i reali sono tenuti a viaggiare con una mise per tutte le occasioni, lutto compreso. E quindi il fatto che Meghan avesse un vestito funereo era soltanto il risultato di una disposizione, è il caso di dire, per ogni “evenienza”. La regina, per tutta la durata del viaggio africano, ha infatti continuato a brindare alle sue giornate londinesi con le consuete, serali coppe di champagne. Quello che però non sapevo e ho scoperto in quest’occasione è veramente, vagamente inquietante. Non solo i reali si muovono con l’abito nero appresso ma la regina si porta dietro pure il suo sangue. E non è un modo di dire per l’amata (?) progenie. Di sangue si parla, in senso strettissimo. In caso di viaggi in paesi in cui non siano assicurate riserve adeguate e adeguatamente verificate, il sangue di sua maestà, proveniente naturalmente da un precedente prelievo fatto alla stessa, viene impacchettato e consegnato nelle mani dei medici che, insieme al bagaglio e l’abito nero, viaggiano di default con lei a guardia delle sue sacche. Come a dire che qui il sangue fa la differenza. Non solo una questione di gruppo ma anche di colore!.  Verrebbe quasi il dubbio che tra abiti neri, medici e sacche di sangue, le dicerie sui rettiliani ma anche sui più comuni vampiri e pure sui vicini highlander abbiano un fondo di verità. Per fortuna ci pensa il principe Carlo a riportare “the royal family” a un livello più terreno. Anche lui avrebbe infatti un imprescindibile bagaglio: un copriwater di pelle bianca ricevuto in dono dalla sorella, la principessa Anna. Come dicevano? Per ogni evenienza. 

Boris, un nome da zar

Fosforescente. Dalla tv non si riesce a capire quanto, ma Boris Johnson di persona è veramente troppo cangiante per essere vero. Ne avevo scritto all’epoca in cui era sindaco di Londra, quando ancora non se intuiva la portata, semmai la stazza e la propensione alla clownerie. Quel matto del primo cittadino di Londra insomma, niente di più. Poi l’ho casualmente incontrato a dicembre del 2017 in montagna. Era diventato ministro degli esteri e spiccava, capelli chiarissimi e fisico imponente nella penombra di un gelido rifugio scavato nella roccia. Lui, i suoi figli ugualmente biondi e quella moglie scura e minuta in procinto di varcare l’exit della famiglia ben prima dell’imminente uscita politica dell’Inghilterra. 

Boris Johnson fotografato da me in un rifugio valdostano nel dicembre 2017

Mi forzai per fermarlo, conscia della mia inopportunità in quella situazione vacanziera e di relax che aveva immediatamente seguito l’ennesima gaffe finita su tutti i giornali in cui Johnson era stato immortalato mentre sclerava con l’impiegato della società che noleggiava auto all’aeroporto di Torino. E con una certa sopresa mi imbattei in una specie di vellutato  seduttore che mi fece sentire assolutamente a mio agio mentre lo assillavo con domande sulle sue doti sciistiche, sulle preferenze per le vacanze o con commenti  sul vino valdostano che aveva davanti. Che se l’avessi fatto con un qualsiasi politico italiano mi avrebbe fatto sentire una sciatta e degradata poveraccia. I figli che si imbarazzavano, la moglie defilata e lui assolutamente tranquillo  mentre mi spiegava come sorprendentemente non fosse ancora caduto dagli sci visto che è un pessimo sciatore. L’estate seguente visitai il college dove ha studiato a Oxford, che oggi si pregia di aver ospitato ben 4 primi ministri, il Balliol. 8 secoli di storia raccontati con illustri ritratti sulle pareti di un refettorio da far impallidire quello di Harry Potter. Era facile immaginarlo sorseggiare un pregiato calice di rosso con le stesse manone albine con cui afferrava il suo rosso di montagna. E prima ancora avevo visto Eton, il suo liceo, diciamo così. Con i ragazzini che passeggiavano per il parco con il tight a stringere il baldanzoso petto in fuori. Tanta roba per quella affabile semplicità familiare incontrata in un rifugio valdostano. Mi sono detta: se ci fa, lo fa benissimo. Oggi  l'”alieno” è approdato a Downing street dopo essere stato il 14 esimo primo ministro accolto dalla regina ( il primo, Churchill). Cravatta azzurra su camica azzurra ha fatto il suo primo esaltato discorso dai prevedibili toni diversi rispetto a Theresa May e ne ha subito spazzato via i ministri. L’uscita, no doubt no deal, prevista entro il 31 ottobre, per Halloween, insomma, dolcetto, scherzetto o vero incubo?  Lo vedremo. Vedremo come se la caverà quel gigante dai modi impeccabili che ho incrociato su una pista da sci, lo stesso che ho visto ciondolare appeso a una teleferica a Londra infischiandonese se il mondo lo derideva e che oggi il Regno Unito aspetta risolva uno dei momenti più difficili della sua storia. Perchè accanto ai prestigiosi college, nei pub, per strada, nei negozi quell’estate ho sentito anche la paura, lo choc, il disorientamento. E come in quella mattina di neve mi viene ancora da augurargli: Happy Brexit, mr Johnson, e soprattutto…mind the step!. 

Diana dietro la maschera

In questi giorni si celebra il compleanno della principessa Diana: 58 anni il primo luglio se lo schianto nel tunnel dell’Alma non le avesse strappato la vita ben prima. Tra tanti, volevo ricordarla anch’io ma in una veste diversa dalla povera principessa tradita, la ragazza ferita dalla corte, la donna che imbarazza la corona. Perchè Diana, racconta proprio in questi giorni il Daily Mail, era anche un “peperino” . Amava fare battute e soprattutto scherzi ai danni di potenti e nobili “paludati”. Così scopriamo che la sua vittima preferita era la principessa Michael del Kent.

Principessa Michael del Kent, vittima preferita degli scherzi di Diana

Ligia al protocollo e allo stile reale, veniva puntualmente presa in giro. Una volta, mentre usciva in pompa magna con un gruppo di ospiti, venne richiamata da Diana urlando e sbracciandosi in tuta da ginnastica. Un’altra, fu sbeffeggiata da lei e dalla sua cartomante Simone Simmons con la faccia verde di maschera all’avocado. Le maschere le piacevano, evidentemente. Poco prima di morire attirò il capo della croce rossa nella sua camera, mentre era in visita a Washington, con il pretesto di un invito per il té con la moglie dell’ambasciatore. Il pover’uomo si ritrovò rosso come un peperone davanti a due donne in vestaglia e maschera bianca sulla faccia che ridevano come pazze chiedendogli di fare due chiacchiere “da ragazze”.

Diana che chiede al personal trainer di spostarsi sul materassino perchè in quel momento si stanno esercitando Hugh GrantSimon Le bon e lei vuole fare stretching con loro. Diana che si mette d’accordo con Fergie per prendersi a spintoni davanti ai fotografi che le ritraggono sulla neve accanto ai mariti estrerrefatti. Una Diana inedita forse e proprio per questo ancora più compianta

Lunga vita alla regina

Il “Birthday Party” per la Regina a Villa Necchi Campiglio, Milano

Il discorso dell’ambasciatore britannico in Italia Jill Morris e del console britannico a Milano Tim Flear

Quando si dice un genetliaco “regale”. La regina Elisabetta celebra, nell’ordine, il compleanno naturale, il 21 aprile,  il compleanno ufficiale, il “Trooping the Colour”, un variabile giorno di giugno, mese metereologicamente propizio alle parate e ai voli acrobatici e pure molti altri compleanni in varie parti del mondo. Occasioni meno note delle altre ma in cui si brinda a lungo. Solo in Italia, quest’anno, si festeggia 5 volte: a Palermo, Napoli, Roma ( solo qui 2000 persone), Milano e Firenze. 5 party  organizzati dal corpo diplomatico e in particolare dall’ambasciata, guidata da una spumeggiante Jill Morris. In questi tempi difficili più che per l’indentità, per il posizionamento politico e economico, Elisabetta seconda rimane davvero un caposaldo, per sudditi e non. In queste serate  non c’è infatti nulla di lezioso o antiquato, quel british style facilmente identificato con scones e cappellini. Anzi.

A Milano la festa è stata a Villa Necchi Campiglio: design, eleganza decontractée e brindisi of course. Dal Pimm’s, aperitivo tipicamente inglese, all’italianissimo e tremendamente alla moda oltre manica, prosecco. Molte promesse, nel discorso dell’ambasciatrice, su collaborazione e futuri progetti e anche un pò di emozione, negli occhi del console uscente, Tim Flear.

Le torte di compleanno in onore della regina

E soprattutto tanta simpatia da parte dei milanesi, come me, chiamati ad assistere all’inno inglese cercando di essere almeno un pò solenni. Bello, devo dire, in piena via Mozart,  brindare alla real vecchietta. Tra i capricci di Meghan, le gaffes di Trump e le urla di Boris Johnson, rimane il simbolo di una certa compostezza. Un protocollo in gonnella capace di infischiarsene se qualcuno le allunga una manona cicciotta e Yankee ( ho scoperto di recente, ad esempio, che con un alto prelato del Vaticano ci sono dei rituali da far impallidire tutta Buckingham Palace). E davvero vien quasi da condividere le parole dell’inno. God Save the Queen e tutto quello che rappresenta dentro e fuori dal Regno, unito e non.